Ambiente

L'ambiente della Ca' Granda

Durante i lunghi secoli della sua storia l’Ospedale Maggiore divenne proprietario di numerose e, in alcuni casi, estese proprietà sparse per tutta la Lombardia. La generosità dei benefattori premiò l’Ente fornendogli i mezzi per garantire la propria sussistenza e svolgere l’azione caritatevole di assistenza e di cura per cui era nato. La vastità e la coerenza di alcuni di questi possessi consentirono all’Ospedale di essere anche un attivo protagonista della trasformazione ma anche della conservazione del territorio, soprattutto nella zona a sud di Milano.

Così, ad esempio, la Ca’ Granda contribuì alla diffusione delle risaie facendo bonificare e destinare a questa coltura numerosi appezzamenti nella valle del Ticino. Le aree più fertili erano accuratamente coltivate badando – attraverso la rotazione delle colture – a non impoverire troppo i suoli. I fittabili erano tenuti a parificare i campi, livellando le asperità e colmando gli avvallamenti.  La destinazione dei coltivi mutò con il tempo e con l’introduzione di nuove colture più redditizie come il mais, che sostituì molto spesso i più tradizionali segale e miglio. Oltre ai campi, concessi ad affittuari, l’Ospedale gestiva con oculatezza il proprio patrimonio boschivo – che non era dato in affitto – evitando che venisse spogliato in modo disordinato. La raccolta della legna a terra e il taglio degli alberi erano attentamente programmati e soggetti a vincoli. Ripiantumazioni periodiche garantivano la sopravvivenza della preziosa risorsa, in secoli durante i quali la legna era il principale combustibile.

Gli obblighi di piantata nei campi, soprattutto di salici e pioppi, oltre a garantire legname commerciale e a caratterizzare il tipico paesaggio della bassa, svolgevano anche una funzione di tutela territoriale, soprattutto perché piantati lungo i canali e le rogge. Quando questo non bastava, specifiche clausole imponevano agli affittuari di provvedere alla palificazione dei corsi d’acqua, che dovevano essere mantenuti in perfetta efficienza per garantire la produttività dei terreni ma anche per evitare che facessero danni erodendo gli argini o allagando le strutture che spesso erano poste proprio lungo le loro rive.

Fondazione Ca'granda

© Fondazione Patrimonio Ca' Granda

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