Organizzazione

L'amministrazione del patrimonio rurale

L’elevato numero di contratti agrari da stipulare spinse ben presto – già alla fine del Seicento – l’Ospedale a elaborare una tipologia specifica con clausole generali valide per tutti i possessi, alle quali venivano di volta in volta clausole specifiche.

Il formulario contrattuale era fornito agli agenti a stampa e al momento del contratto si facevano aggiunte a penna. Il fittabile aveva poi otto giorni per far stilare da un notaio un documento valido. Qualche tempo dopo la firma del contratto, il fittabile, l’agente, un ingegnere dell’Ospedale e uno o due campari si ritrovavano nel podere per provvedere alla consegna dei campi, degli alberi, delle strutture e delle dotazioni che veniva minuziosamente registrata in un documento allegato che, insieme al contratto, rappresentava il fascicolo standard per ogni fittabile.

Col passare del tempo per assegnare i contratti l’Ospedale si avvalse sempre più spesso (e poi in maniera esclusiva) di un’asta tra gli aspiranti fittabili. Era emesso un bando e poi, coloro che si erano accreditati mediante un versamento cauzionale, si contendevano il podere rialzando con rilanci il canone minimo fissato dall’Ente.

I contratti duravano in genere nove anni, in casi eccezionali dodici. L’affitto era in denaro e doveva essere versato in rate prestabilite, normalmente comuni a tutti i fittabili: Pasqua e San Martino per quasi tutto il Seicento; Pasqua, S. Martino e il 1° di agosto tra Sei e Settecento; Pasqua, S. Lorenzo e Natale in seguito, con varianti specifiche in situazioni particolari. Fino alla seconda metà del Settecento le terre dell’Ospedale erano esenti dai carichi fiscali, che divennero però obbligatori per i conduttori dopo la valutazione d’estimo del 1775-1776.

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